The warden threw a party in the county jail.
The prison band was there and they began to wail.
The band was jumpin’ and the joint began to swing.
You should’ve heard those knocked out jailbirds sing.
Let’s rock, everybody, let’s rock.
Everybody in the whole cell block
was dancin’ to the Jailhouse Rock
Tutti ricorderanno Jailhouse Rock. Era il 24 settembre 1957, quando un giovane Elvis con la maglietta a strisce, la giacca di pelle, ciuffo e basette nere, evadeva al piano terra di una prigione televisiva, per mettere in scena l’essenza del rock & roll. Riascoltatela QUI
Jailhouse rock è una canzone che ritiene qualcosa di profondo: il suono delle catene degli schiavi marcianti sotto il sole per soddisfare le richieste coloniali. E’ la storia rumorosa di una natura imprigionata, che inizia a liberarsi attraverso una ribellione interna, prima di infrangere tutte le barriere, uscir fuori di sé e riversarsi nelle strade. La canzone firmata Leiber and Stoller è stata inserita al #67 della classifica 500 canzoni migliori di tutti i tempi , stilata dalla rivista Rolling Stone
Ora, per chi è stato a Torino e ha avuto la possibilità di visitare la prima edizione della Fiera THE OTHERS questa “intro” alla kermesse ideata da Roberto Casiraghi nella location delle ex carceri, a via Paolo Borsellino 3, non suonerà strana.
L’atmosfera fantasmatica che impregnava i bracci, le piccole celle distribuite sui tre piani e i luoghi sotterranei una volta abitati dai detenuti, sono stati riempiti di musica, opere di artisti emergenti e gente di tutte le età.
E’ stata una vera e propria emergenza di un corpo collettivo, etimologicamente anonimo e mai alienato; un gioioso strappo temporale, dove il corpo – ogni corpo – entra in scena con forza, liberandosi con grazia dell’ordine dato e dalla routine del quotidiano. Libera circolazione.
Non si fraintenda dunque: THE OTHERS è stata una fiera lontana dall’idea del Panopticon dove un unico guardiano poteva osservare (optikon) tutti (pan) i suoi prigionieri in ogni momento, di modo da ottenere comportamenti disciplinati e mantenere l’ordine mediante un controllo quasi automatico.
THE OTHERS è stata Anopticon. Espressione di una fondazione vivente che non si cala più sulla società dall’alto, né la pervade da dentro, ma si fonda sul sapere e il respiro di novità, liberando dall’interno stesso della prigione, il corpo dell’arte contemporanea.
Insomma, la prima edizione di THE OTHERS è stata, in tutti i sensi, “Rock”. E non è un caso dunque che proprio la celebre rivista Rolling Stone sia stata uno dei motori sonori della fiera, nata con l’intento di dare maggiore visibilità alle organizzazioni che investono sulla giovane arte contemporanea e che operano al di fuori dei circuiti tradizionali.
E ancora, è lo stesso premio Rolling Stone Award a confermare, consapevolmente o meno, questo divincolarsi dell’arte contemporanea per rinnovare una certa economia del desiderio, premiando l’installazione di Eldi Veizaj, Gjarpri, 2011. Un video in bianco e nero di 3 min. e 21 che l’artista ha rinchiuso in una cella, sottraendolo così allo sguardo diretto. Si è costretti a spiare attraverso una piccola finestra. Dentro c’è un mondo in bianco e nero, detenuto e insieme protetto dalla vista esterna. Un serpente evoca un panorama desolato, arrotolato e infermo. Specchio della realtà rianima un circondario, inchioda la visione al suo doppio e ci interroga: chi è il condannato?
Camminando tra le celle, un’altra opera che mi è sembrata particolarmente in dialogo con l’ambiente e adatta per The Others, è stata l’installazione fotografica di Lee Wagstaff allestita nello spazio della Galleria RISE Berlin. Il fotografo inglese utilizza il proprio corpo come tela per gli altri : mani, testa, piedi, petto, ogni tatuaggio diventa traccia temporale, pattern sociale e paesaggio ambientale.
THE OTHERS è apparsa sulla scena internazionale come caso esemplare, almeno nelle intenzioni, di scouting delle realtà italiane e internazionali che scommettono sul futuro e l’innovazione. Gallerie nate dopo il 1 gennaio 2009, centri no profit, associazioni e fondazioni, collettivi di artisti associati, artists run-spaces, progetti editoriali, premi d’arte, residenze per artisti, scuole e accademie d’arte sono state le parti di un aggregato che non si è fermato all’interno delle “carceri”.
Pensiamoci. Quando ascoltiamo un suono siamo letteralmente trasportati in un altro luogo. Ed è proprio l’ascolto ad essere il punto di svolta tra sé e gli altri, la chiave di accesso alla condivisione dello stesso altro mondo. Chi fa teoria ma anche pratica radiofonica lo sa bene: THE OTHERS è una condizione permanente dell’essere nel mondo. ROMA RADIO ART FAIR per sua natura sonora, per il suo essere altra da sé, e (l’altra) parte costitutiva no profit di ROMA the Road to Contemporary Art, ossia l’altra Fiera dell’arte contemporanea diretta coraggiosamente da Casiraghi, non poteva dunque mancare.
E nel corso delle tre serate di apertura, con piacere siamo andati ad ascoltare i tre reading organizzati dal Circolo dei Lettori, con tre giovani e talentuosi autori.
READING, RECORDING
Venerdì 4 novembre 2011 – ore 21
Reading
NICOLAI LILIN
Il respiro del buio (Einaudi)
musiche di Marco Piccirillo (contrabbasso) e Gianni Denitto (alto sax)
letture di Franco Collimato
modera Luca Fiocchetti, giornalista.
Lasciarsi il passato alle spalle e ricominciare: è il pensiero fisso con cui, dopo due anni di guerra, il protagonista di questa storia sale sul treno per tornare a casa. Ma basta poco per rendersi conto che guerra e pace sono termini intercambiabili, e che non esiste nessun confine – geografico, cronologico o interiore – oltre il quale si è salvi: puoi vivere ancora mille vite, ma se sei stato un soldato sarai per sempre un reduce. Con la sua scrittura ruvida e diretta, e un talento istintivo nel raccontare, Nicolai Lilin ci consegna un romanzo di «formazione estrema», la cronaca di un percorso emotivo di drammatica intensità.
Sabato 5 novembre 2011 – ore 21
Reading
VIOLA DI GRADO
Settanta acrilico trenta lana (edizioni e/o)
musiche Dj Fabrizio Vespa
Bionda, rossetto scuro, guanti e sguardo impenetrabile, la scrittrice catanese che ha paura della banalità non passa di certo inosservata. Come la sua lingua, sfrontata e tagliente, e il suo primo romanzo, imperdibile.
Domenica 6 novembre 2011 – ore 19
reading
CHRISTIAN FRASCELLA
con La sfuriata di Bet (Einaudi)
musiche (n.d.r. che ci hanno colpito per il talento di) Federico Marchesano (contrabbasso)
Dopo una sorella foca monaca, per il blogger (nel tempo libero) torinese è il momento di una diciassettenne tosta e battagliera, che con i suoi Dr Martens gialli calpesta i tetti della protesta universitaria, le strade nei cortei e soprattutto una rabbia feroce che non le dà tregua.
WHEN OTHERS THEN THE OTHERS
Guardie e ladri, colpevoli e innocenti, legalitari e sovversivi, rispettosi e rivoluzionari.
E’ una linea sottile, quasi un’intervallo, quella che divide la legalità dall’illegalità nel campo della libertà di parola, nella fuga di notizie, nell’attivismo, nel copyleft, nell’interventismo. Il titolo volutamente ambiguo e insieme pop dell’edizione, Cops & Robbers, definisce ancora una volta l’approccio dissacrante e provocatorio del Piemonte Share Festival dedicato all’arte e alla cultura contemporanea connotata dalla dimensione globale e interconnessa da internet e dai nuovi media, e che risuona stranamente in dialettica con la fiera THE OTHERS.

Vorrei concludere questa prima recensione dunque con una particolare menzione a Steve Kurtz, che ha conferito su Arte e disciplina. Steve Kurtz è uno dei fondatori Critical Art Ensemble, che esplora le intersezioni tra arte, biotecnologia e attivismo politico. Steve Kurtz, ingiustamente arrestato per bioterrorismo negli Stati Uniti nel 2004, è diventato il simbolo dell’arte politica attivista. L’accusa concentrava la sua attenzione sulle colture batteriche che usava per le installazioni artistiche. A favore della sua scarcerazione si sono mobilitate migliaia di persone in tutto il mondo. Attraverso il lavoro dei Critical Art Ensemble sulla resistenza culturale, la conferenza ha dispiegato l’apparato disciplinare e i sistemi di gestione dell’espressione che tentano di controllare o eliminare la produzione culturale che sfida lo status quo.
Paolo Cirio e Alessandro Ludovico vincitori dello Share Prize 2011 con Face-to-Facebook si sono interrogati sulla questione della privacy on-line attraverso l’espropriazione della piattaforma diventata un’icona del web.
Mentre Cymatics è la scultura cinetica di Suguru Goto, compositore, musicista, inventore e artista multimediale, è considerato tra i più innovativi autori e portavoce di una nuova generazione di artisti giapponesi. Due cubi, due stanze, due materiali – l’acqua e un fluido non-newtoniano – sono messi in moto per creare ambienti dove onde sonore trasformano i materiali stessi in forme geometriche armoniche in consonanza con una materia profonda del nostro stesso corpo. A cura di Action Sharing.
Una nota finale sul clubbing del Club To Club Alfa Romeo MiTo, il festival di musiche e culture elettroniche nuova onda creativa musicale italiana, con un fitto calendario di Live e Dj set tra cui: Alva Noto, Carsten Nicolai, Modeselektor, Marcel Dettmann, Pantha du Prince, Caribou, Theo Parrish, Ben Klock. Ma penso che tutti concorderanno con la sottoscritta nel dire che Jeff Mills è stato SEMPLICEMENTE straordinario, con la solita eleganza e trasparenza che lo contraddistingue. Un classico. Nello spazio vuoto tra i detriti della performance risuonano ancora The Bells, e noi, sì operai, ma della fabbrica della notte, usciamo tutti in fila sorridenti per abbracciare l’alba. A Risentirci dunque, alla prossima edizione di THE OTHERS, altrimenti TUTTI.
Ilari Valbonesi
Milano, 15 novembre 2011
- 15/11/2011
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